Bello come la Terra – Cap. XXIV

Bello come la Terra – Cap. XXIV

«Perché ridi? Non c’è niente da ridere. Sai qual è l’ultima che ho sentito? Che io sarei stato selezionato a scopo di… di quella cosa, e che tu avresti in animo di scegliere un certo numero di novizie da… hai capito. Hai capito, no?».
Non c’era nessuno, ma Festinus sussurrava lo stesso. Seduti su sgabelli trasparenti, lui e la Custode consumavano ali di pollo terrestre nel refettorio dell’ala dirigenziale dello sterminato santuario. Lo chiamavano refettorio, ma era la mensa self service più lussuosa che il pulviano avesse mai visto: tutto era in cristallo, e ogni cosa era così linda e priva di riflessi che piatti, bicchieri e tutto il resto sembravano fluttuare nell’aria.
«Per un po’ dovrai fartene una ragione. Quindi, vai in giro a naso all’insù e fingi il sussiego che ti riesce così bene. Tempo verrà».
«Ma io sono un pulviano, sono allergico ai pettegolezzi! Non potremmo dire, annunciare…?»
«Annunciare che cosa?»
«Che tu… insomma che noi…»
«Vedi? Neppure tu sai che cosa dovremmo annunciare. Ma fra qualche mese, quando la tua presenza diventerà inosservata, allora diremo tutto. Piuttosto, adesso che ci penso, quelle voci di cui stavi parlando non sono poi una cattiva idea… Un pulviano selezionato per “quella cosa”… niente male». La Custode fece l’occhiolino e stirò le braccia in avanti fino a toccare le sue.
«Mi sembra un’idea», ghignò Festinus. «Hai vinto. In fondo si tratterà di aspettare solo – uhm – diciamo altri tre mesi».
«Tre? Perché proprio tre?»
«Perché poi… qualcosa si comincerà a notare. E non potremo più nasconderci. Soprattutto tu».

-FINE-

(Tratto da “Bello come la Terra” Costanza Cavalli per Mariabruna Beauty)

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